I primi risultati di laboratorio premiano la sperimentazione del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo: le varietà selezionate superano per sostenibilità e risparmio idrico i tradizionali ortaggi a foglia
Agricoltura sostenibile, tutela delle risorse idriche e valorizzazione dei terreni marginali: sono questi i pilastri della sperimentazione scientifica del progetto internazionale VENUS, che vede il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo attivamente impegnato insieme ad altri nove partner del bacino del Mediterraneo. Alla fine del mese di maggio 2026, è stata condotta un’importante campagna di campionamento nei due siti pilota del territorio veneziano, rispettivamente in località Gesia nel Comune di Cavarzere e in località Zennare nel Comune di Chioggia. L’attività sul campo ha previsto una meticolosa raccolta di campioni di terreno e di biomassa vegetale di specie alofite trascurate o sottoutilizzate, note come NUS (Neglected and Underutilised Species), famose per la loro naturale tolleranza ad ambienti ad alta salinità. La ricerca si è svolta in stretta sinergia con la comunità scientifica, avvalendosi della collaborazione della dottoressa Tiziana Danise dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.
I campioni di suolo prelevati a Gesia e Zennare sono stati inviati ai laboratori del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche (DiSTABiF) dell’ateneo campano. L’obiettivo fondamentale di questa linea di ricerca consiste nel determinare con precisione l’impronta lasciata dalle colture durante il loro secondo anno di ciclo vegetativo, valutando in quale misura queste specie siano in grado di rigenerare e migliorare le proprietà chimico-fisiche e biologiche del terreno ospitante. Il piano analitico si concentra sulla misurazione di parametri biogeochimici chiave, come il carbonio organico, utile a stimare la capacità delle piante di sequestrare il carbonio nel suolo incrementando la sostanza organica, la respirazione microbica, necessaria a determinare la vitalità biologica del microbioma, e infine la conducibilità elettrica, essenziale per monitorare lo stato di salinizzazione e la dinamica dei soluti nel profilo esplorato dalle radici.
I primi dati scientifici già validati, relativi alla precedente stagione di crescita, certificano una straordinaria capacità delle varietà testate dal Consorzio — Atriplex halimus, Beta maritima (bietola marittima), Salicornia europaea e Suaeda maritima — di ottimizzare le risorse idriche. I vegetali si sono dimostrati capaci di mantenere un’elevata efficienza fotosintetica riducendo al minimo le perdite d’acqua per traspirazione. Le piante sono state coltivate in condizioni di aridocoltura, ovvero in totale assenza di irrigazione artificiale, valorizzando suoli complessi che normalmente verrebbero abbandonati.
I laboratori hanno promosso a pieni voti la sperimentazione del Consorzio attraverso indicatori eccezionali sul fronte dei consumi idrici. Per produrre un chilo di questi ortaggi alternativi sono bastati infatti da un minimo di 6 a un massimo di 41 litri di sola acqua piovana. Si tratta di un fabbisogno ridicolo se confrontato con gli ortaggi a foglia tradizionali, come le comuni insalate, che richiedono tra i 238 e i 384 litri di acqua per chilogrammo. Di conseguenza, l’impatto sulle riserve idriche regionali è risultato pari a zero: sia l’impronta idrica “blu”, legata all’uso di acqua potabile o da irrigazione, sia quella “grigia”, che misura il volume di acqua inquinata, sono nulle, poiché le colture sono cresciute senza trattamenti chimici né apporti idrici artificiali.
Parallelamente, le frazioni vegetali delle piante, comprendenti l’apparato fogliare e radicale, sono state destinate all’istituto ELGO-Dimitra (Hellenic Agricultural Organization) in Grecia. Questa attività risponde al pilastro del progetto dedicato alla sostenibilità economica e alla valorizzazione commerciale della biomassa in un’ottica di economia circolare. Le indagini in terra ellenica sono focalizzate sulla caratterizzazione organolettica e sullo studio delle proprietà intrinseche del materiale vegetale, al fine di validarne l’idoneità per diversi mercati industriali. I dati nutrizionali indicano già un contenuto di fibra alimentare e micronutrienti altamente competitivo o superiore rispetto alle verdure tradizionali per la filiera alimentare umana, ma si profilano interessanti applicazioni anche nell’industria cosmetica, attraverso lo screening dei composti bioattivi e degli antiossidanti naturali, e nel settore farmaceutico per l’isolamento di molecole di interesse terapeutico o fitoterapico.
I risultati preliminari raccolti nei siti pilota del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo dimostrano concretamente la fattibilità di un’agricoltura sostenibile, competitiva e resiliente ai cambiamenti climatici. Queste specie vegetali rappresentano una risorsa strategica d’avanguardia per la valorizzazione dei suoli marginali del Veneto e per la salvaguardia della risorsa idrica, muovendosi in perfetta linea con le direttive dell’Unione Europea in materia di sostenibilità e competitività agricola.
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