La gigantesca infrastruttura sotterranea è nata per rispondere a una delle più gravi emergenze ambientali del Veneto – la contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche – che parte dei residenti del territorio consortile ha già pagato in termini sanitari, sociali ed economici
Un’opera strategica, definita il “prototipo dell’irrigazione del futuro”, rischia di arenarsi a un passo dal traguardo per una questione di equità e risorse. L’Assemblea del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo, riunitasi lo scorso 18 giugno, ha approvato una delibera chiarissima: il mondo agricolo e i cittadini del comprensorio non sborseranno un euro in più per il completamento della condotta irrigua PFAS-Free, il maxi-progetto da oltre 44 milioni di euro (inserito in un quadro economico complessivo di 47 milioni) destinato a migliorare la qualità delle acque d’irrigazione tra le province di Verona e Padova.
L’Assemblea ha espresso forte preoccupazione per la carenza finanziaria di circa 5 milioni di euro necessaria a coprire i costi imprevisti e ha dato pieno mandato al Presidente e al Consiglio di Amministrazione per esercitare tutte le pressioni istituzionali e politiche necessarie su Regione Veneto e Ministeri competenti (Agricoltura e Ambiente). L’obiettivo? Ottenere stanziamenti straordinari pubblici.
Il principio: “Chi inquina paghi, l’agricoltura è la vittima”
Il nocciolo politico della delibera si fonda su un principio di giustizia elementare. La gigantesca infrastruttura sotterranea è nata per rispondere a una delle più gravi emergenze ambientali del Veneto: la contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) del fiume Fratta/Gorzone, causata negli anni da scarichi industriali (in particolare della Valle del Chiampo) del tutto estranei al comparto agricolo.
“Appare profondamente ingiusto che il costo residuo per completare un’opera di interesse generale sia posto a carico delle imprese agricole e dei consorziati”, si legge nel documento dell’Assemblea.
Il Consorzio ricorda che parte dei 92.000 contribuenti e i 200.000 cittadini residenti nel territorio hanno già subito per anni gli effetti sanitari, sociali ed economici dell’inquinamento. Caricare su di loro i costi di una bonifica strutturale violerebbe qualsiasi principio di equità.
Un cantiere record ostacolato da rincari e imprevisti tecnici
L’opera è imponente: una condotta sotterranea che collegherà il Canale L.E.B. a Cologna Veneta (portando l’acqua pulita dell’Adige) ai distretti irrigui di Guà, Monastero e Fratta nella parte Sud del Montagnanese, salvaguardando tra i 5.000 e gli 8.000 ettari di campagne ed eliminando i prelievi dal Fratta. Un’infrastruttura vitale per oltre 15.000 residenti, circa 2.000 imprese agricole del territorio e per le storiche eccellenze vitivinicole della DOC Merlara.
I cantieri, partiti ad aprile 2022, hanno dovuto superare una vera e propria corsa a ostacoli:
- I rincari della guerra: L’esplosione dei costi dei materiali nel 2022 a seguito del conflitto russo-ucraino aveva inizialmente creato un buco da 9 milioni, poi ridotto a 2,5 milioni accorciando il tracciato originale e attingendo al Decreto Aiuti.
- L’imprevisto geologico della sabbia: Nel 2023 si è scoperto che la terra di scavo originaria non era idonea al riempimento della trincea perché rischiava di deformare il “tubone”. È stato necessario smaltire la terra, acquistare sabbia di cava e procedere a una complessa variante che ha fatto lievitare i costi (tra manodopera e IVA).
- Le alluvioni del 2024: Gli eventi meteo estremi hanno flagellato i cantieri, creando ulteriori extra-costi.
Nonostante tutto, l’opera è oggi in avanzata fase di realizzazione, con un livello di esecuzione superiore al 70% dell’importo contrattuale e con gran parte delle principali lavorazioni già completate.
Il “Tubone” come modello di sostenibilità contro il cambio climatico
A pieno regime, l’opera immetterà fino a 2.500 litri al secondo di acqua d’alta qualità a bassa pressione. Questo sistema non solo azzererà le perdite idriche (risolvendo uno dei problemi storici delle reti a cielo aperto), ma permetterà alle aziende agricole di presentarsi sul mercato con prodotti irrigati con acque purificate e potenzialmente certificabili, un plusvalore commerciale immenso per la competitività del territorio.
L’appello alle Istituzioni
I presupposti per finire ci sono tutti, mancano i dettagli economici. Per questo il Consorzio Adige Euganeo ha trasmesso l’ordine del giorno ai vertici della Regione Veneto, ai Ministeri di competenza e a tutti i parlamentari del territorio. Lasciare l’opera incompiuta significherebbe sprecare gli oltre 44 milioni di euro pubblici già spesi: un paradosso inaccettabile di fronte alla transizione ecologica e alla tutela della salute pubblica. La palla, ora, passa alla politica.
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