Siccità record, scatta il razionamento: per l’Adige Euganeo disponibilità idrica dimezzata

Un’ordinanza regionale taglia i prelievi a scopi irrigui: ridotta a 1,5 metri cubi la portata sulle prese dirette dell’Adige e decurtato al 50% l’approvvigionamento dal canale LEB

 

La crisi idrica che sta attanagliando il territorio compie un drammatico salto di qualità, superando per gravità persino la storica e finora insuperata estate del 2022. Una nuova ordinanza regionale ha infatti disposto una drastica e immediata riduzione dei prelievi d’acqua dal fiume Adige a scopi irrigui. Una decisione drastica ma inevitabile, dettata da numeri che fotografano una situazione di emergenza assoluta: al punto di rilevamento di Boara Pisani, l’attuale portata del grande fiume è scesa a circa 45 metri cubi al secondo. Si tratta di un valore ben al di sotto degli 80 metri cubi al secondo, la soglia critica considerata il limite minimo vitale per garantire l’approvvigionamento idrico civile, ovvero il fabbisogno degli acquedotti e la potabilizzazione. Con le previsioni meteo che non concedono speranze e non annunciano piogge per i prossimi giorni, la priorità della Regione è diventata la tutela dell’uso idropotabile.

Per il comparto agricolo gestito dal Consorzio di Bonifica Adige Euganeo si profila una situazione estremamente complessa, articolata su due fronti critici distinti. Il primo riguarda le prese dirette gestite dal Consorzio lungo l’asta del fiume. Già nelle ultime ore, a causa del bassissimo regime idrico del corso d’acqua, la maggior parte di questi impianti non riusciva fisicamente a pescare. Gli unici ancora in funzione erano quelli compresi nel tratto tra Castelbaldo e Vescovana, ma da oggi la disponibilità complessiva su questa linea diretta è stata ridotta a un flusso irrisorio di appena 1,5 metri cubi al secondo, che l’ente si vede costretto a gestire attraverso un rigido e tassativo calendario di turnazioni.

Il secondo pesante fronte di restrizione colpisce il sistema del LEB (Lessinio Euganeo Berico), l’infrastruttura strategica che preleva l’acqua dall’Adige a Belfiore e la redistribuisce, attraverso i corsi del Frassine, del Fratta e del Bisatto, a tre grandi consorzi di bonifica del Veneto: l’Adige Euganeo, l’Alta Pianura Veneta e il Bacchiglione. Anche su questo canale il prelievo complessivo dall’Adige è stato tagliato del 50%, crollando a soli 17 metri cubi al secondo complessivi. Per il Consorzio Adige Euganeo la quota spettante da questa seconda fonte si traduce in appena 8,5 metri cubi al secondo.

I numeri chiariscono l’eccezionalità dell’evento: si tratta di un taglio netto del 50% delle disponibilità idriche che solitamente vengono concesse in questo periodo dell’anno, regolate da un rigido calendario stagionale tarato sulle esigenze dei campi. Per fare un paragone, durante la terribile siccità del 2022 la riduzione si era fermata al 30%. Il provvedimento arriva nel momento peggiore per le campagne della Bassa Padovana e del comprensorio euganeo. In questi giorni estivi, infatti, la richiesta d’acqua da parte delle aziende agricole è ai massimi livelli, in particolare per salvare le colture in pieno sviluppo come il mais, il tabacco e le produzioni orticole, che rischiano ora di essere irrimediabilmente compromesse dal blocco dei flussi. Uno scenario critico che, purtroppo, non ha ancora toccato il fondo: in assenza di precipitazioni e con il costante abbassamento dei livelli idrici, la situazione resta in piena evoluzione e minaccia di peggiorare ulteriormente già nelle prossime ore, costringendo il Consorzio a un monitoraggio minuto per minuto.

 

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