Adige Euganeo protagonista a Roma: 9 progetti strategici per il futuro idrico del territorio
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Il Consorzio candida al piano nazionale PNIISSI opere per oltre 51 milioni di euro: dalla lotta al cuneo salino all’ultimazione della condotta Pfass Free tra veronese e padovano

Il futuro dell’acqua in Veneto passa per le aule della Capitale, e il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo si conferma in prima linea. Lo scorso 14 aprile, la Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari ha ospitato un vertice promosso da ANBI per definire la strategia nazionale di gestione idrica. Al centro del confronto, la presentazione delle progettualità per la seconda tranche del PNIISSI (Piano Nazionale di interventi infrastrutturali e strategici nel settore idrico), la cui finestra di candidatura si è chiusa a gennaio 2026.

Il Veneto ha risposto alla chiamata nazionale con numeri imponenti: 48 progetti per un valore complessivo di 581 milioni di euro che garantirebbe 175 milioni di euro di ricadute annue e occupazione per 7.600 persone, assicurando al contempo un risparmio di 174 milioni di metri cubi d’acqua e una produzione di energia green pari a 8,5 milioni di kWh l’anno. Con ben 9 progetti su 48, l’Adige Euganeo firma quasi un quinto del piano regionale. Una scelta che riflette l’urgenza di trasformare il territorio attraverso opere strategiche, indispensabili per adattarsi ai nuovi, estremi scenari climatici.

Le priorità

 Il Consorzio ha messo sul tavolo oltre 51,8 milioni di euro, puntando su soluzioni concrete per problemi storici. Due sono i progetti ritenuti indifferibili e per questo inseriti nel piano nazionale.

Il primo è lo sbarramento contro il sale alla foce del Brenta, a Chioggia (12,2 mln €). Si tratta di una “barriera” vitale per contrastare il cuneo salino: quando la portata del fiume è bassa, l’acqua di mare risale verso l’entroterra, “bruciando” le radici delle piante e rendendo sterili i terreni agricoli nella zona di Chioggia, Codevigo, Cona e Correzzola.

La seconda grande scommessa riguarda la salute dei cittadini e dell’agricoltura: il completamento della condotta Pfass-Free, nota come il “Tubone” (5 mln €). Questa grande arteria idrica, che attraversa il Montagnanese tra le province di Verona e Padova, è l’unica soluzione per garantire l’uso di acqua non contaminata. Con questo progetto si punta a finanziare l’ultimo tratto mancante, quello tra Urbana e Merlara, chiudendo finalmente il cerchio di un’opera attesa da anni.

Piano Laghetti e la sicurezza idraulica

Quattro degli interventi candidati (a Correzzola, Chioggia, Vo’ e Bagnoli) rientrano nel cosiddetto “Piano Laghetti”. Ma non si tratta di semplici scavi: sono bacini multifunzione progettati per rispondere a due esigenze opposte. Come bacini di laminazione, fungono da grandi casse di espansione che accolgono l’acqua in eccesso durante le piogge torrenziali, salvando i centri abitati dalle alluvioni; come bacini sistemici, conservano quella stessa acqua per rilasciarla nei campi durante i mesi di siccità. Sui Colli Euganei, in località Sagrede a Vo’ (1,2 mln €), il bacino assumerà anche una valenza ecosistemica e antincendio, diventando una riserva d’acqua strategica per la protezione dei boschi e un’oasi per la biodiversità locale. Altri invasi simili sorgeranno a Barbegara di Correzzola (3,1 mln €), Ca’ Bianca di Chioggia (4,1 mln €) e lungo il canale Sorgaglia a Bagnoli di Sopra (4,9 mln €). Tra i progetti anche la realizzazione ex novo di uno sbarramento nel Canale Bagnarolo a Pernumia (6 mln €).

Rigenerare le infrastrutture esistenti

Il piano dell’Adige Euganeo non dimentica il recupero dell’efficienza. Sono stati previsti interventi di rifacimento su strutture storiche che oggi necessitano di cure per non disperdere la risorsa: dal ripristino del 1° bacino irriguo di Castelbaldo (7,9 mln €), fino ai lavori sul deviatore Cantarana a Cona (7,3 mln €).

In attesa del via libera ministeriale

La parola passa ora al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), che nei prossimi mesi pubblicherà la graduatoria definitiva. “Non stiamo parlando solo di ingegneria o di grandi cantieri – spiega il presidente del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo, Fabrizio Bertin – ma di garantire la vita economica e sociale del nostro territorio. Trasformare l’emergenza siccità in una gestione strutturata e sostenibile è l’unica strada percorribile per difendere il nostro futuro”.

 

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