La resilienza dei suoli salini: i risultati del Third Open Day del progetto Venus
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Il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo ha ospitato l’appuntamento italiano del Progetto, accogliendo i partner del Mediterraneo per presentare i risultati di due anni di sperimentazioni sulle colture resilienti

 

Il destino delle aree agricole costiere e dei territori situati sotto il livello del mare è oggi strettamente legato alla capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. In questo contesto di vulnerabilità condivisa, il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo ha ospitato, nelle giornate di martedì 5 e mercoledì 6 maggio, il Third Open Day del progetto internazionale VENUS (Valuing Environmentally-friendly Neglected Uses of Small-scale crops). L’iniziativa rappresenta una tappa cruciale di un percorso di ricerca che coinvolge complessivamente 12 partner distribuiti in 8 paesi del bacino mediterraneo (Italia, Grecia, Spagna, Egitto, Giordania, Marocco, Algeria e Tunisia), tutti impegnati nello scambio di dati e sperimentazioni per immaginare il futuro di terre minacciate dalla salinizzazione, dalla subsidenza e in generale dalla modificazione degli habitat agricoli.

L’appuntamento organizzato dal Consorzio ha permesso di consolidare il dialogo tecnico tra le realtà presenti per questa sessione di lavori: l’ente capofila greco ELGO-Dimitra (Hellenic Agricultural Organization), gli specialisti spagnoli di IDENER e i ricercatori del National Water Research Center egiziano. Sul fronte nazionale, hanno partecipato attivamente i partner scientifici del Consorzio: il CNR, l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e la società Rinci Srl. La forza del progetto risiede proprio in questa reciprocità: ogni ente mette a disposizione i propri campi sperimentali per testare soluzioni che potranno poi essere applicate su scala mediterranea.

Le delegazioni hanno visitato i siti di Gesia (Cavarzere) e Zennare (Chioggia), due aree predisposte appositamente alla sperimentazione dal Consorzio e scelte appunto con particolare attenzione poiché situate a circa 4 metri sotto il livello del mare. Qui, la risalita del cuneo salino e la subsidenza rendono complessa l’agricoltura tradizionale, offrendo però il terreno ideale per lo studio delle cosiddette NUS (Neglected and Underutilized Species). Varietà come Salicornia, Atriplex, Beta Marittima, Salsola Oppositifolia e Suaeda Maritima sono state valutate, lungo due anni di sperimentazione, per la loro capacità di svolgere un ruolo ecologico di riqualificazione, vegetando in suoli salsi con un fabbisogno idrico estremamente ridotto.

Nonostante le incertezze iniziali legate alla conduzione di specie prive di protocolli agrari consolidati, la sperimentazione è stata portata in porto con successo: le piante hanno mostrato un ottimo attecchimento e una rigogliosa floridezza vegetativa, segno che hanno trovato un habitat idoneo alle loro necessità. I dati presentati dalla Prof.ssa Micòl Mastrocicco dell’Università ‘Luigi Vanvitelli’ hanno fornito il necessario supporto scientifico a tali evidenze. La relazione è stata esposta nel pomeriggio di martedì 5 maggio durante il convegno dedicato agli stakeholder, alla presenza di aziende agricole, rappresentanti delle associazioni di categoria, membri del Consiglio consortile, del presidente del Consorzio Fabrizio Bertin e del direttore di ANBI Veneto, Silvio Parizzi. Analizzando la biomassa raccolta e inviata dal Consorzio lo scorso 28 ottobre ai laboratori campani dell’Ateneo, è stata definita la “Water Use Efficiency” delle piante, certificando la loro capacità di mantenere l’efficienza fotosintetica riducendo al minimo le perdite d’acqua, anche in ambienti caratterizzati dalla salinizzazione dei suoli.

L’Ingegner Lorenzo Frison, responsabile del progetto per il Consorzio, ha sottolineato il valore del risultato raggiunto:

“Ospitare questo appuntamento ci permette di confrontare il nostro lavoro con quello degli altri partner mediterranei. Nei nostri campi abbiamo potuto constatare direttamente un’ottima vegetazione delle specie testate; un risultato positivo che ci ha permesso di superare le difficoltà tecniche e le incertezze iniziali. VENUS si pone in continuità con altre indagini come i progetti MOST e SWAMrisk: l’obiettivo è comporre un quadro conoscitivo preciso su come si trasformeranno queste aree prossime alla gronda lagunare per effetto del cambiamento climatico”.

Un’attenzione verso la fragilità territoriale ribadita anche dal Presidente del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo, Fabrizio Bertin:

“Presidiamo circa 15.000 ettari che si trovano sotto il livello del mare a quote significative. Per noi, la riuscita della sperimentazione VENUS è parte integrante di un impegno più vasto che include grandi opere infrastrutturali. Penso allo sbarramento sul Brenta contro il cuneo salino, progetto inserito nel PNISSI e di cui attendiamo gli sviluppi attuativi. Solo integrando la ricerca internazionale con interventi strutturali possiamo garantire la resilienza di questa parte del nostro comprensorio.”

Il momento conclusivo del convegno ha spostato l’attenzione dalla fase scientifica a quella applicativa, fondamentale per dare un futuro concreto a queste colture. L’intervento di Luca Galeazzi di Rinci Srl ha evidenziato come queste specie sottoutilizzate possano trasformarsi in una risorsa commerciale strategica. Se la parte colturale ha confermato la fattibilità agraria, il futuro del progetto risiede infatti nell’individuazione di sbocchi di mercato definiti: dall’industria farmaceutica (grazie ai principi attivi di queste piante) alla produzione di mangimi per l’allevamento, fino al settore energetico per la produzione di metano.

Particolare rilievo è stato dato all’impiego alimentare, dove l’esperienza della piccola azienda marchigiana, Rinci, con il finocchio di mare (paccasassi), funge da modello merceologico. Proprio come il finocchio marino è diventato un’eccellenza gastronomica, anche la salicornia e le altre varietà testate possono trovare campi d’impiego in ragione alle loro caratteristiche. Lo scopo di VENUS è dunque quello di validare l’intera filiera, assicurando che il successo ecologico delle piante si traduca in un successo economico e produttivo per quei territori che oggi subiscono maggiormente la pressione del cambiamento climatico.

 

 

 

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