SWAMrisk: il progetto europeo che unisce partner italiani e croati per monitorare le acque sotterranee e sviluppare strategie contro la siccità e l’intrusione salina nelle aree costiere
Il 15 e 16 settembre si è tenuto presso la sede del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo l’incontro di Midterm tra i partner scientifici e istituzionali di Italia e Croazia per condividere i primi risultati nella lotta contro la salinizzazione dei territori
L’incontro organizzato dal Consorzio di Bonifica Adige Euganeo e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), nei giorni di 15 e 16 settembre, ha rappresentato un momento cruciale per il progetto europeo SWAMrisk. Questo appuntamento ha riunito i partner italiani e croati per condividere i primi, significativi risultati scientifici ottenuti nella lotta contro l’intrusione salina, una delle minacce più urgenti per il futuro agricolo e ambientale di parte del territorio. L’obiettivo è stato quello di presentare l’avanzamento dei lavori e avviare un dibattito costruttivo su come i dati raccolti possano tradursi in azioni concrete per la gestione sostenibile delle risorse idriche.
Il Problema nell’area del Consorzio, la salinizzazione dei suoli un fenomeno in espansione
L’intrusione salina è un problema che ha le sue radici nella geografia di quella porzione di territorio prossima alla laguna di Venezia. Si tratta di circa 15 mila ettari — tra i territori di Correzzola, Codevigo, Cona, Cavarzere, Chioggia e Pontelongo — sotto il livello del mare, con quote che toccano anche i -4 metri. Tra le cause dell’aumento dell’intrusione salina ci sono le attività antropiche e il cambiamento climatico che aggravano il processo naturale. Lo sfruttamento degli acquiferi, l’innalzamento del livello del mare, la bonifica idraulica, la riduzione delle precipitazioni e il loro concentrarsi in una serie di pochi eventi intensi, la maggiore evaporazione conseguente al riscaldamento globale sono i principali fattori responsabili dell’acuirsi del processo di intrusione.
La contaminazione salina degli acquiferi comporta una riduzione delle acque dolci disponibili per l’approvvigionamento idrico. Inoltre, è responsabile della riduzione della biodiversità, con impatto sugli ecosistemi, e della salinizzazione dei suoli, fino alla desertificazione di aree via via più estese, con conseguente impatto sull’agricoltura. “Già dagli anni ’90, abbiamo iniziato a notare una progressiva diminuzione delle rese agricole in queste zone”, sottolinea Fabrizio Bertin, Presidente del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo. Il sale rende i suoli non più adatti alle colture, compromettendo la produttività e mettendo a rischio un’area di 24 mila ettari.
Il Progetto SWAMrisk: Obiettivi e Azioni sul Campo
Per affrontare questa emergenza, il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo ha aderito al progetto SWAMrisk (acronimo di “Subsurface WAter monitoring and Management to prevent drought risk in coastal systems”), un’iniziativa transfrontaliera finanziata dal programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027 con un budget complessivo di 2,19 milioni di euro. Il progetto si concentra su due aree di studio principali: la Laguna di Venezia e il delta del Po in Italia, e il delta del fiume Neretva in Croazia. Il progetto, avviato nel 2024, ha completato una fase iniziale di ricognizione e ripristino di punti di monitoraggio, alcuni dei quali già realizzati nell’ambito del precedente progetto MoST. Attualmente, si trova nella fase di implementazione del sistema di monitoraggio con l’installazione delle nuove stazioni osservative. SWAMrisk coinvolge un consorzio di otto partner italiani e croati: il Consorzio di bonifica Adige Euganeo, il Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Geoscienze e Georisorse (CNR-IGG), la Regione del Veneto, M3E srl, l’Università di Spalato, Dunea, Croatian Water e Aequum ltd.
L’approccio di SWAMrisk combina la ricerca idrogeologica avanzata con l’implementazione di soluzioni tecnologiche. Questi dispositivi non sono semplici pozzi, ma veri e propri occhi scientifici nel sottosuolo. L’installazione di centraline di rilevamento permanenti permetterà di raccogliere e trasferire in tempo reale dati cruciali come il livello, la conducibilità (un indicatore diretto della salinità) e la temperatura delle acque sotterranee.
Questi dati confluiranno in un database innovativo, l'”Hydro-cloud”, un sistema che renderà le informazioni accessibili a un’ampia comunità di ricerca e a tutti gli enti interessati. L’obiettivo è creare un quadro aggiornato dello stato idrogeologico del territorio, una base di conoscenza solida su cui fondare le strategie di gestione futura.
SWAMrisk e il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo
Nell’ambito del progetto SWAMrisk, il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo ha avviato un programma di monitoraggio del territorio, installando “super-siti” per rilevare l’intrusione salina sia nelle acque superficiali che in quelle sotterranee. L’importanza di questi siti è stata sottolineata martedì 16 settembre, durante il secondo giorno dell’evento di midterm, con l’apposizione di due targhe che ne segnalano la natura e il contesto del progetto.
Per questa operazione, sono stati creati pozzi piezometrici in due località strategiche: uno a Buoro, nel comune di Cavarzere, e un altro a Punta Gorzone, a Chioggia. I carotaggi, completati a inizio maggio, hanno permesso di studiare la composizione geologica del sottosuolo, risalente a un periodo compreso tra 22.000 e 10.000 anni fa.
Il Consorzio ha aderito al progetto proprio per la mancanza di studi continuativi sul fenomeno dell’intrusione salina. Questi siti di monitoraggio colmano questa lacuna, fornendo dati costanti nel tempo. Le informazioni raccolte, elaborate tramite un “idrocloud” — un sistema avanzato di gestione e analisi — saranno fondamentali per progettare opere di mitigazione efficaci e per gestire al meglio le aree a rischio, tutelando l’acqua, una risorsa vitale per l’agricoltura e l’ambiente.
I due progetti del Consorzio di bonifica Adige Euganeo
Le indagini scientifiche e i dati precisi che il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo sta raccogliendo sull’avanzamento della salinizzazione saranno fondamentali per aggiornare e sbloccare due importanti progetti. L’obiettivo generale è trattenere a monte le acque dolci necessarie per contrastare la risalita del cuneo salino, stabilizzare gli ecosistemi fluviali e accumulare risorse idriche per l’irrigazione, in particolare durante i periodi di siccità. Il primo progetto, fermo da anni, è lo Sbarramento antintrusione salina sul Brenta, un’opera monumentale attesa da decenni, ideata in collaborazione con il CNR, la Provincia di Venezia e diverse università. Nonostante il progetto esecutivo risalga al 2016, l’opera è bloccata a causa della mancanza di fondi e necessita di una revisione, dato che sono trascorsi dieci anni dalla sua stesura. I costi di realizzazione, che dieci anni fa si stimavano a 15 milioni di euro, sono ora lievitati a 25 milioni a causa dell’inflazione. La sua costruzione permetterebbe di accumulare circa 3 milioni di metri cubi di acqua dolce, che potrebbero essere distribuiti attraverso la rete idrica potenziata, salvando così circa 24.000 ettari di territorio agricolo dalla salinizzazione. Il secondo progetto riguarda la realizzazione di un bacino di accumulo idrico a Ca’ Bianca di Chioggia, un’opera non ancora esecutiva ma considerata cruciale. Con una capacità di circa 210.000 metri cubi d’acqua, il bacino potrebbe fornire una riserva di acqua dolce non salinizzata per circa 15 giorni. Questo progetto è fondamentale per far fronte ai picchi di siccità e alle maggiori necessità idriche durante i periodi agricoli in un’area di circa 1.000 ettari.
La Scoperta a Punta Gorzone: Una Speranza dal Sottosuolo
Una ricerca condotta a Punta Gorzone, nel comune di Chioggia, ha portato a una scoperta di eccezionale importanza, superando di gran lunga le aspettative iniziali. Attraverso due carotaggi, uno a 15 metri e l’altro a 35 metri di profondità, i ricercatori hanno intercettato due corpi acquiferi distinti, separati da un “acquitard”, uno strato naturale di argille e limi compatti spesso oltre 10 metri, che agisce da barriera.
Mentre l’acquifero superficiale è risultato gravemente compromesso dall’intrusione salina, con concentrazioni saliniche che raggiungono i 14 grammi per litro, il secondo pozzo ha rivelato una riserva inaspettata. Tra i 28 e i 35 metri di profondità, è stata trovata acqua dolce con una concentrazione salina di appena 1 grammo per litro.
“Questa scoperta non era attesa e conferma tutta l’importanza del progetto SWAMrisk,” ha commentato Luigi Tosi, Dirigente di Ricerca del CNR. “Uno degli obiettivi del progetto è proprio quello di identificare se esistono ancora acquiferi non contaminati dal sale, dove si trovano, e se e come possano essere sfruttati senza causare ulteriori problemi, come ad esempio aggravare il problema della subsidenza“. Oggi, quest’acqua non è ancora sfruttabile: non se ne conoscono le dimensioni, la portata né i possibili problemi che un prelievo massiccio potrebbe causare. Per ora, rappresenta una riserva preziosa, un bene da preservare e tutelare per gli scenari futuri.
Un Nuovo Mandato: Dalla Bonifica alla Resilienza Climatica. Fabrizio Bertin, presidente del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo
“Il ruolo dei Consorzi di Bonifica – spiega il presidente del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo, Fabrizio Bertin – si sta evolvendo per rispondere alle sfide del nostro tempo, in particolare al cambiamento climatico che ha reso la gestione dell’acqua una questione di urgenza fondamentale. Se un secolo fa la bonifica rappresentava l’opera d’intervento principale per risanare i terreni, oggi siamo chiamati a un compito analogo. Il nostro obiettivo è rendere il territorio resiliente alle problematiche legate alla gestione dell’acqua, che sia per la bonifica o per l’irrigazione.
Per fare ciò, la ricerca scientifica diventa un pilastro essenziale. Comprendere a fondo l’origine dei problemi è cruciale per poterli risolvere. Il progetto SWAMrisk ne è un esempio lampante, offrendo gli strumenti per studiare e affrontare il fenomeno della risalita del cuneo salino nei fiumi e l’intrusione nelle falde acquifere. Le indicazioni che provengono da questo tipo di ricerca ci consentono di plasmare un territorio che sia produttivo e sostenibile per le generazioni future.
Il nostro compito non è semplicemente custodire il paesaggio che abbiamo ereditato, ma guardare avanti con onestà intellettuale e lungimiranza. È nostro dovere costruire un futuro in cui l’acqua, una risorsa sempre più preziosa, sia gestita con intelligenza e responsabilità.
240 mila ettari e 8 miliardi di economia agricola da salvaguardare. Alex Vantini, presidente di Anbi Veneto
In Veneto sono circa 240 mila gli ettari di territori sotto il livello del mare, gran parte di questi sono soggetti a subsidenza e intrusione del cuneo salino sia in superficie che negli acquiferi.
Sono tutte terre riscattate dalle paludi, che necessitano di sollevamento meccanico delle acque per evitare ristagni e malaria, per preservare una parte importante di un’agricoltura che in Veneto ormai tocca gli 8 miliardi di euro di valore.
Preservare queste terre, dove risiede gran parte della popolazione regionale, è dunque prioritario. Serve garantirne la sicurezza, ma anche le attività produttive e dunque l’agricoltura. A tal proposito la sfida del contrasto al cuneo salino è di importanza esistenziale.
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