I campioni di biomassa delle quattro specie coltivate nelle aree di Gesia e Zennare, resilienti a caldo e salinizzazione sono stati inviati all’Università “Luigi Vanvitelli” di Caserta. Si attendono i risultati che potrebbero confermare la loro idoneità a popolare il paesaggio futuro, condizionato dal riscaldamento climatico e dalla salinizzazione dei suoli
Il progetto internazionale VENUS è entrato in una fase decisiva dopo quasi due anni di sperimentazione sul campo. Lo scorso 28 ottobre, campioni di biomassa di quattro specie di piante resilienti – Atriplex, Beta Marittima, Salsola oppositifolia e Suaeda Maritima – sono stati inviati al Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali Biologiche e Farmaceutiche dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” di Caserta. Questo invio rappresenta il culmine della fase agronomica condotta dal Consorzio di bonifica Adige Euganeo in due siti sperimentali chiave: 4.000 metri quadrati presso l’impianto Gesia a Cavarzere e 8.000 metri quadrati presso l’impianto Zennare a Chioggia.
Questa iniziativa si inserisce nel più ampio contesto del Progetto VENUS, un’operazione internazionale da oltre 4 milioni di euro finanziata dal programma PRIMA di Horizon 2020. Il progetto è nato per affrontare l’acuirsi di problematiche ambientali nelle aree depresse del Veneziano, dove il terreno giace significativamente sotto il livello del mare e la minaccia della salinizzazione è sempre più pressante. L’obiettivo ambizioso è dimostrare la fattibilità ambientale ed economica di specie vegetali neglette e sottoutilizzate (NUS), che rappresentano una risposta locale. Il Consorzio sta conducendo una sperimentazione cruciale per comprendere come queste specie possano adattarsi agli effetti del cambiamento climatico e della crescente salinità dei suoli. Le NUS, infatti, richiedendo un basso apporto idrico e adattandosi a condizioni estreme, sono capaci di trasformare terreni marginali in aree produttive e di migliorare la qualità del suolo.
I risultati in campo sono stati finora incoraggianti: tutte le specie testate dal Consorzio in terreni limosi e salsi, hanno dimostrato intrinseca resilienza. L’unica eccezione è stata la Salicornia, che ha mostrato di necessitare probabilmente di una maggiore concentrazione salina nei suoli. Tuttavia, la “prova decisiva” è ora attesa dal Laboratorio dell’Università Vanvitelli, dove i campioni saranno sottoposti a rigorose analisi al carbonio. Questa fase è fondamentale: i dati raccolti stabiliranno con precisione la “water use efficiency” delle quattro essenze inviate, cioè l’efficienza con cui la pianta utilizza l’acqua per fissare il carbonio durante la fotosintesi, in pratica ci aiuta a capire quanto bene la pianta riesce a mantenere la produttività riducendo le perdite d’acqua. Sarà quindi un parametro determinante per stabilire se le piante hanno trovato un habitat idoneo e se sono in grado di svolgere pienamente il ruolo ecologico di adattamento e riqualificazione per il quale sono state sperimentate.
Il Progetto VENUS, che unisce 12 partner da 8 paesi del Mediterraneo (Italia, Grecia, Spagna, Egitto, Giordania, Marocco, Algeria, Tunisia), guarda oltre la ricerca agronomica, puntando a costruire una filiera completa e un mercato remunerativo per queste nuove colture. L’ingegnere del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo, Lorenzo Frison, ha inquadrato la sperimentazione con un commento di visione istituzionale: “Questo tipo di colture rappresenta un azzardo alle nostre latitudini. Tuttavia, il cambiamento climatico e il fenomeno della salinizzazione dei suoli potrebbero rendere alcuni nostri habitat progressivamente ideali per queste specie”. Riguardo al futuro impiego, l’ingegnere ha aggiunto: “Un secondo passo decisivo – nel caso i dati confermino il successo colturale – sarà trovare il loro campo d’impiego. Sebbene il progetto consideri l’industria farmaceutica come destinazione primaria, ritengo che possano trovare impiego eccellente anche nelle aree residuali, per il contenimento delle infestanti. In questo caso, la loro presenza non solo confermerebbe la loro idoneità agli ambienti salinizzati, ma arricchirebbe significativamente la biodiversità di queste aree”.
Il progetto prevede un confronto costante e capillare con i partner internazionali. A maggio, è già in programma un appuntamento internazionale con un open day rivolto agli stakeholder del mondo agricolo, un’occasione cruciale per toccare con mano i dati e le potenzialità di queste soluzioni. Il Progetto VENUS si conferma così come un passo decisivo verso un futuro agricolo più resiliente e sostenibile per la regione e per l’intero Mediterraneo.
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