Infrastrutture bersagliate: il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo denuncia il protrarsi di atti vandalici agli impianti e ai mezzi
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Presidi strategici messi fuori gioco per pochi euro: il peso delle riparazioni e dei sabotaggi grava sui cittadini, compromettendo la tutela collettiva

Il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo lancia un forte allarme sulla sicurezza delle proprie infrastrutture strategiche, bersagliate da una lunga serie di atti vandalici e furti, negli ultimi anni, che mettono a repentaglio la sicurezza di alcuni territori. Alcuni episodi accaduti recentemente presso l’idrovora di Battaglia Terme e presso l’idrovora Zuccona, nel comune di Cona, rappresentano solo l’ultimo anello di una preoccupante catena di attacchi ai danni di un Ente che opera quotidianamente per la sicurezza pubblica.

Il caso Zuccona è emblematico per la sproporzione tra il misero profitto dei malviventi e il rischio causato alla popolazione: per asportare cavi di rame dal valore di mercato stimato in poche centinaia di euro, l’impianto elettrico è stato sventrato, mettendo fuori gioco per ben 32 ore un presidio che garantisce lo scolo e la sicurezza idraulica di oltre 160 ettari di territorio agricolo. In un’area fragile come quella del veneziano, un simile fermo durante un’allerta meteo avrebbe potuto avere conseguenze pesantissime per l’incolumità collettiva.

Tale episodio si inserisce in un contesto di vera e propria emergenza: negli ultimi anni, il Consorzio è stato ripetutamente colpito da sabotaggi mirati e danni ingenti. Tra i precedenti più gravi si annoverano la manomissione dello sgrigliatore di un’idrovora – il cui ripristino richiede oggi un investimento di 40 mila euro di soldi pubblici – l’incendio doloso di un escavatore, il sabotaggio delle periferiche per il telecontrollo, oltre ai sistematici furti di carburante dai mezzi d’opera nei cantieri. A rendere queste strutture particolarmente vulnerabili è la loro stessa collocazione geografica: le idrovore sono spesso situate in luoghi isolati, distanti dai centri abitati e raggiungibili solo percorrendo chilometri di argini sterrati. Allo stesso modo, i mezzi d’opera impegnati in aperta campagna non possono essere ricoverati ogni sera per ragioni logistiche ed economiche. Si tratta di condizioni che rendono tecnicamente impossibile garantire un presidio fisico costante, offrendo purtroppo terreno fertile a chi intende agire indisturbato. Esiste poi l’insidia della “finestra di buio”: non tutti gli impianti sono dotati di telecontrollo e molti vengono presidiati solo durante le fasi di piena operatività legate alle precipitazioni. Se un furto o una manomissione avvengono in un periodo di calma meteorologica, il personale rischia di accorgersi del danno solo al successivo giro di controllo, lasciando il territorio scoperto proprio nel momento in cui le pompe dovrebbero entrare in funzione per fronteggiare un’emergenza.

“Siamo di fronte a una situazione inaccettabile che non colpisce solo un ente, ma l’intera comunità – dichiara con fermezza il Presidente del Consorzio, Fabrizio Bertin –. Chi compie questi gesti, per pochi spiccioli o per puro vandalismo, non comprende che sta mettendo a repentaglio la sicurezza delle persone e l’integrità dei territori. Ogni ora di inattività forzata di un impianto rappresenta una ferita alla protezione del nostro suolo”.

Proprio per porre fine a questa escalation, il Consorzio conferma che la sorveglianza su tutte le strutture verrà aumentata. In stretta collaborazione con le Forze dell’Ordine, sono in corso indagini serrate per individuare gli autori dei danneggiamenti e assicurarli alla giustizia.

 

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