HYDROCLOUD, L’INNOVAZIONE DIGITALE PER MAPPARE IL RISCHIO SICCITÀ E CONTRASTARE IL CUNEO SALINO

Presentata a Venezia nell’ambito del progetto europeo SWAMrisk la nuova piattaforma predittiva. Dal Consorzio di Bonifica Adige Euganeo le indicazioni per il futuro: servono monitoraggi sulle acque superficiali dei canali e invasi di accumulo per tutelare l’irrigazione

 Lo scorso 10 settembre a Venezia, nell’ambito delle attività formative e dei workshop tecnici del progetto europeo SWAMrisk, è stato ufficialmente presentato l’Hydrocloud, l’innovativo strumento predittivo e infrastruttura dati destinato a cambiare la gestione del rischio idrico e la salvaguardia dei suoli costieri. SWAMrisk (Subsurface WAter monitoring and Management to prevent drought risk in coastal systems) è un progetto di cooperazione transfrontaliera finanziato dal programma europeo Interreg Italia-Croazia con un budget di oltre 2,1 milioni di euro. L’iniziativa, avviata per affrontare la vulnerabilità degli acquiferi costieri esposti ai cambiamenti climatici, vede la partecipazione di una partnership transfrontaliera guidata dall’Università di Spalato e composta dalla Regione del Veneto, dal CNR-IGG (Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR), dalla società di ingegneria padovana M3E srl, dall’Università di Zagabria (FER) e dagli enti di gestione del territorio, tra cui figura in prima linea il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo. Il progetto si avvia ormai alla sua conclusione ufficiale, prevista con il vertice finale del prossimo 24-25 settembre a Zagabria.

La realizzazione dell’Hydrocloud rappresenta il vero punto d’arrivo di questo biennio di ricerca e cooperazione. L’architettura informatica della piattaforma è stata sviluppata dall’Università di Zagabria — ed è attualmente raggiungibile sulla dashboard di progetto all’indirizzo hydrocloud.fer.hr/dashboard —, mentre i contenuti e le complesse simulazioni idrogeologiche per la parte italiana sono stati curati da M3E srl sulla base dei dati scientifici forniti dal CNR. Nel quadro complessivo del progetto, il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo ha concentrato il proprio intervento diretto nei due supersiti di competenza del proprio comprensorio: Buoro, nel comune di Cavarzere, e Punta Gorzone, nel comune di Chioggia. Si tratta di porzioni di territorio altamente fragili, caratterizzate da una fortissima depressione geologica — fino a 4 metri sotto il livello del mare a causa della subsidenza — e interessate da oltre trent’anni dalla risalita del cuneo salino lungo i fiumi e nelle falde.

Ma che cos’è concretamente l’Hydrocloud e come funziona? Si tratta di un repository digitale ad accesso aperto basato sui principi comunitari dell’Open Data, che raccoglie e sistematizza la grande mole di dati idrogeologici rilevati sul campo attraverso stazioni fisse e piezometri: parametri fondamentali quali la salinità, la conducibilità elettrica, la temperatura dell’acqua e la quota della falda sotterranea. La piattaforma — accessibile gratuitamente previa registrazione dell’utente via web — elabora due livelli di fruizione delle informazioni. Da un lato offre uno strumento avanzato per il mondo della ricerca e i tecnici di settore, che possono estrarre i dati idrogeologici grezzi per alimentare e perfezionare sofisticati modelli matematici predittivi. Dall’altro lato, grazie all’incrocio tra dati di campo e simulazioni numeriche, l’Hydrocloud elabora la “mappa di rischio”: una cartografia digitale dinamica che traduce parametri scientifici complessi in rappresentazioni visuali immediate. Attraverso campiture cromatiche e indicatori chiari a semaforo, la mappa consente a tecnici, agricoltori e amministratori locali di individuare con precisione quali zone del territorio o della rete idrica sono soggette all’intrusione salina o all’impoverimento idrico, così da pianificare consapevolmente le scelte colturali e gli interventi sul territorio.

L’operatività dell’Hydrocloud permette di tracciare un bilancio estremamente significativo sui due anni di adesione del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo al progetto SWAMrisk, basato sui dati oggettivi raccolti nei supersiti di Cavarzere e Chioggia.

“Le indagini svolte e i dati incanalati nella piattaforma ci consegnano una conferma scientifica di straordinario valore per la salvaguardia del nostro comprensorio: la presenza nel sottosuolo di un imponente acquitard, un vero e proprio lago sotterraneo d’acqua dolce confinata esteso per circa 25-30 mila ettari, una superficie paragonabile all’intero Lago di Garda”, spiega Lorenzo Frison, ingegnere del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo e responsabile del progetto SWAMrisk per l’Ente. “I rilievi confermano che questo gigantesco giacimento profondo, protetto da spessi strati argillosi, è fortunatamente poco soggetto agli spostamenti dell’acqua salata e viene intaccato solo in forma estremamente lenta dall’ingressione marina. Al contrario, la risalita dei fiumi ha un impatto diretto e devastante sulla falda superficiale, quella sì fortemente salinizzata. Qui la presenza di sale raggiunge i 14 grammi per litro attorno ai sette metri di profondità. Un valore, certo, decisamente inferiore ai 35 grammi per litro tipici dell’acqua marina, ma comunque dannoso per le colture agricole. In questo scenario, la definizione della mappa di rischio all’interno di Hydrocloud diventa per il Consorzio uno strumento decisivo per rendere evidente e misurabile il futuro di queste aree costiere. Disporre di quadri previsionali scientificamente validati consentirà infatti di orientare con maggiore precisione la programmazione delle opere pubbliche necessarie alla loro sicurezza e resilienza: dagli interventi infrastrutturali più attesi, come lo sbarramento sul fiume Brenta, fino alla progettazione di invasi per l’accumulo di acqua dolce, indispensabili per garantire la disponibilità della risorsa nei momenti di maggiore fabbisogno irriguo e nelle situazioni di emergenza”.

Infine, la prospettiva indicata dal Consorzio guarda a una potenziale ed evolutiva estensione dello strumento. L’aspettativa dell’Ente è che le informazioni contenute nell’Hydrocloud non si limitino in futuro al controllo della falda profonda tramite i pozzi, ma possano integrare il monitoraggio continuo dell’acqua superficiale dei canali. È fondamentale disporre di una mappatura costante del grado di penetrazione e di salinità dell’acqua lungo l’asta dei fiumi, così da poter valutare, momento per momento, se la risorsa disponibile sia effettivamente utilizzabile a fini irrigui e possa essere destinata alle colture senza provocare danni.

“La collaborazione transfrontaliera tra due Paesi – conclude  Fabrizio Bertin, Presidente del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo – dimostra chiaramente come la salinizzazione e il cambiamento climatico non siano fenomeni locali, ma sfide globali che richiedono percorsi comunitari condivisi. L’unione di intenti tra Stati, affiancata dalla grande ricerca accademica e dalla gestione concreta del territorio, ci ha permesso di mettere a terra le risorse europee per ottenere risposte scientifiche aperte, rigorose e soprattutto necessarie a contrastare dinamiche che stanno interessando aree sempre più vaste del territorio con impatti sempre più gravi”.

 

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